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Gay & Bisex

I due operai. Fine dei lavori


di PassPa
18.09.2025    |    6.638    |    8 9.5
"E non sembravano intenzionati a smettere … Non so da quanto tempo erano dentro di me, da quanto mi scopavano..."
Dopo quella serata di scoperte e di sesso e dominazione, mi sedetti in poltrona per bere un buon bicchiere di vino e pensare a quanto avevo vissuto.
Quando avevo deciso di trasferirmi nella casa in paese l’avevo fatto per dedicarmi alla scrittura senza avere distrazioni. E invece…
Finito il vino e visto che il fuoco del camino era quasi spento decisi di andare a letto. Avevo dolori dappertutto, ma dolori che sapevo essere conseguenze del piacere.
Mi distesi e mi addormentai di colpo.
La mattina mi svegliai sorridendo. Evidentemente avevo sognato o ricordato quello che era successo e che io avevo voluto.
Mi alzai, preparai il caffè e andai in terrazza visto aveva smesso di piovere e c’era un bel sole. Vidi il cantiere aperto e sentivo i rumori dei lavori.
Mi feci una doccia e iniziai a lavorare. Devo dire che la serata di sesso con i due curdi aveva avuto un buon effetto su di me. Scrissi parecchio e con soddisfazione.
Dopo pranzo mi riposai e ripresi a lavorare.
Alla solita ora dell’aperitivo decisi di uscire rispettando le mie abitudini.
Aprii la porta di ingresso e automaticamente guardai nella direzione del furgone. Era chiuso, e non c’era traccia dei due.
Mi incamminai verso il pub ed entrai sedendomi al solito tavolo e chiedendo il mio gin tonic. Me lo gustai per bene e nel frattempo controllavo le varie mail che mi erano arrivate.
Decisi che mi sarei fermato anche per cenare al pub, sentivo degli odori molto invitanti. Cenai scambiando poche parole con i radi avventori e alle dieci di sera mi alzai per tornare a casa. Anche al ritorno guardai il furgone ma anche stavolta era chiuso.
Non diedi troppa importanza alla cosa, del resto ero ancora un po' dolorante dalla sera prima. Il buco del culo mi bruciava un po' e le gambe erano pesanti. Entrai in casa e mi misi in poltrona a leggere.
Mi appisolai e dopo poco ero a letto. Sognai che mentre ero a letto uno dei due, il maschio alfa, il barbuto, entrava nella mia stanza e mi legava al letto per poi inginocchiarsi sul mio petto e scoparmi la bocca sino in gola con il suo grosso uccello. Non smetteva e il suo cazzo diventava sempre più grosso e duro e lui sempre più violento spingendolo sino in gola. Io soffocavo, ma a lui non importava per niente. Dopo del tempo iniziò a eruttare sborra in quantità direttamente nella mia gola e la mia bocca si riempiva sempre di più. Aveva un sapore buonissimo e io me la gustavo anche se ero in apnea.
Mi svegliai di colpo e mi accorsi che ero venuto sulle lenzuola. Quel maschio mi eccitava proprio. Mi lavai e tornai a letto riaddormentandomi subito.
L’indomani tutto come sempre. Caffè, doccia e lavoro. Alle 6 di sera, mentre mi preparavo per uscire, sentii bussare. Andai ad aprire e mi ritrovai davanti il tatuato con una bottiglia in mano, che sorridendomi e nel suo italiano approssimativo mi diceva che quella bottiglia era per me, per ringraziarmi della bella serata che gli avevo fatto passare. Io ero spiazzato e sorridendo non riuscii a dire molto oltre al grazie. Lui si voltò e andò verso il furgone davanti al quale c’era l’altro maschio che mi salutava.
Rientrai e vidi che era un liquore alle erbe, cosa che capii dalla figura nell’etichetta visto che era scritto in una lingua che non conoscevo, forse la loro.
La poggiai sul tavolo e iniziai a preparare la cena. Ma la testa girava su cosa fare, sulla domanda che mi ronzava in testa se la bottiglia era un segnale di volermi rivedere.
Cenai e dopo aprii la bottiglia per assaggiare quel liquore. Era buono, ma molto forte. Ne gustai un piccolissimo bicchierino.
Decisi di andare a ringraziarli e così mi avviai verso il furgone con la bottiglia e tre bicchierini.
Lo sportello era accostato e sentivo che erano dentro. Bussai e quasi subito la testa del tatuato fece capolino dallo sportello. Fece uno sguardo stupito e sorrise quasi non sapendo che dire. Chiamò l’amico e aprì di più lo sportello in modo tale che potesse vedere chi era che aveva bussato. Il maschio alfa era disteso su un materasso in fondo al furgone e mi salutò con la mano sorridendo anche lui.
Potei vedere dentro il furgone e vidi che in fondo era una mini-casa. In un angolo in fondo il grande materasso, un tavolo con delle stoviglie. Un pozzetto frigo e un filo con appesi dei vestiti. In alto una specie di oblò da dove entrava aria e da dove potevi vedere il cielo.
Per spezzare il ghiaccio dissi che ero venuto a ringraziarli per il liquore che avevo assaggiato dopo la cena e che avevo trovato molto buono anche se abbastanza forte. Si misero a ridere e il barbuto disse che anzi non era uno di quelli forti. Loro lo bevevano spesso quando erano a casa loro. Feci vedere i bicchieri e dissi che mi faceva piacere brindare con loro.
Si guardarono e mi fecero segno di entrare e di accomodarmi dove volevo. Non c’era grande scelta e quindi mi sedetti su una punta del materasso. Il tatuato chiuse lo sportello e si accomodò di fronte a me.
Poggiai i bicchieri sul tavolo e li riempii, il mio con pochissimo liquore. Ridendo il tatuato prese la bottiglia e me lo riempì sino all’orlo dicendo che così si beveva, in un colpo e alzò il bicchierino e brindando se lo scolò di colpo. Io lo guardai stupito e guardai il barbuto che sorridendo e dicendo prosit bevve anche lui di colpo.
Non sapevo che fare e presi un primo sorso ma, al loro sguardo contrariato, provai a fare come avevano fatto loro e gettai tutto il contenuto in gola direttamente. Mi sentii bruciare e cominciai a tossire. Loro ridevano di gusto e io tossivo. Mi ripresi e vidi che i bicchierini erano di nuovo pieni. Tentai di dire di no, ma il loro sguardo era chiaramente di chi non accettava un rifiuto. Loro bevvero di nuovo in un sol sorso e io sorseggiai. Questo gioco continuò per quattro volte. Io non potevo più bere. Le mie gambe erano praticamente di cera e la testa mi girava, mentre loro sembravano perfettamente in forma.
Sorrisi e dissi che era meglio che tornassi a casa e provai ad alzarmi. Ma non riuscivo a farlo e il barbuto mi disse che forse era meglio che mi stendessi un po' per riprendermi e che poi mi avrebbero accompagnato a casa. Non avevo molte scelte e quindi, aiutato dal tatuato, mi tolsi le scarpe e mi distesi accanto al maschio alfa che mi fece spazio accanto a lui. Cominciavo a rilassarmi sia per la posizione sia per il calore di quel corpo accanto che profumava di maschio. Dopo poco sentii delle mani che mi carezzavano la testa e le gambe. Era una sensazione magnifica e li lasciai fare. Le carezze divennero sempre più forti sino a diventare dei veri e propri massaggi. Questi movimenti mi avevano spostato in modo tale che la mia testa fosse sul petto del barbuto che indossava la solita maglietta di cotone leggera e sentivo i suoi peli che mi solleticavano, percependo i suoi capezzoli duri e grossi accanto alla mia bocca. Nel frattempo vedevo che il tatuato si stava spogliando del tutto per poi distendersi dietro di me. Le sue braccia mi avvolsero e cominciarono a strizzarmi i capezzoli così da farmi aprire la bocca per i gemiti che mi uscivano, bocca che si poggiava sul capezzolo duro dell’altro maschio che nel frattempo si era sollevato la maglietta. Iniziai a succhiarlo, come se non ci fosse altra cosa da fare e sperando che mi nutrisse di qualche nettare. Lui mi teneva la testa stretta attorno al capezzolo e mentre io succhiavo giocando con il piercing il tatuato si strofinava sempre più sulla mia schiena. Tra l’alcol e il piacere non so come mi ritrovai nudo tra di loro. Il gioco era iniziato e i ruoli che già conoscevo si ripetevano. Il barbuto spinse la mia testa verso il basso e dopo poco mi ritrovai con la grossa cappellona che chiedeva con forza di entrare nella mia bocca. Io ero quasi privo di volontà e aprii la bocca dove lui iniziò a infilare senza fermarsi il grosso cazzo.
Nel frattempo il tatuato si strusciava lungo la mia schiena e sentivo il suo enorme cazzo tra le mie cosce, che si induriva sempre più. Avevo di nuovo quei due cazzoni a disposizione e avendo l’alcol toltomi quei pochi freni inibitori che avevo due giorni prima sapevo che avrebbero fatto tutto quello che volevano.
Stavolta il loro essere dominanti e violenti iniziò subito. Di nuovo mi legarono le mani dietro la schiena e i piedi anche questi legati tra loro con una corda appesa al soffitto. Ero in una posizione oscenamente aperta, più della volta precedente. Il buco del mio culo aperto in bella vista e a loro disposizione. Mi misero le mutande, non so di chi, in bocca per farmi sentire il sapore e l’odore del loro sesso. Tutti e due si chinarono sul mio buco e le loro lingue iniziarono un lavoro di preparazione notevole. Sembrava che avessero muscoli molto sviluppati anche nella lingua che penetrava dentro lasciando molta saliva dentro e fuori. Io devo ammettere che godevo come una cagna in calore e non so come spingevo il buco del mio culo verso di loro. Capivo che era molto umido e morbido e mi piaceva anche pensando a quello che avrebbero fatto. Spostarono le mutande dalla mia bocca e me le misero a bendarmi. Non vedevo nulla ma sentivo i loro corpi su di me. La situazione era da pazzi, considerando la mia vita tranquilla di scrittore di città, ma ero in estasi. Sentii un cazzo che mi forzava la bocca e immaginai, vista la grossezza della cappella, che fosse quella del tatuato. Dopo aver forzato l’ingresso della bocca iniziò a martellarmi sino in gola. Quella cappella era veramente grossa e anche il cazzo non scherzava. Mi tappava la gola per poi appena capivo che stavo soffocando lasciarmi il tempo di prendere aria per poi riprendere a scoparmi la bocca. Nel frattempo, il barbuto continuava a leccarmi il buco del culo e la sensazione della sua lingua e della sua barba ruvida tra le mie cosce era da urlo. Ma non potevo urlare essendo tappato.
La lingua si staccò dal mio buco e mi sentii strattonare come a mettermi in una certa posizione, posizione che permettesse al maschio alfa di iniziare a violentarmi il culo. Appoggiandosi alle mie gambe legate e sollevate si poggiò di colpo e mi entrò dentro in un sol colpo. Credo che mi spaccò qualcosa, perché sentii un dolore veramente allucinante. Ma lui non era interessato a me, e questo l’avevo capito la volta prima. Del resto, quando avrei ricordato quell’avventura, mi resi conto che il mio cazzo non era stato minimamente toccato da nessuno dei due, mai. Non so se perché piccolo e poco duro, ma penso perché erano interessati solo alla parte femminile di me.
I due cazzi erano dentro di me. Mi scopavano con violenza sempre più forte. E non sembravano intenzionati a smettere … Non so da quanto tempo erano dentro di me, da quanto mi scopavano. Non vedevo nulla ma sentivo molto. Dai rumori capii che ogni tanto bevevano un po’ di liquore e continuavano a violentarmi.
Improvvisamente sentii i loro cazzi avere dei sussulti e con un grido da vero animale iniziarono a sborrarmi dentro. E ne fecero tanta, ma tanta che mi usciva da dietro e dalla bocca. Anche dopo aver sborrato continuarono per un po' a muoversi dentro di me sino a quando decisero di uscire, anche se i loro cazzi sentii che erano ancora duri. Si distesero ai due lati e ripresero fiato, mentre mi strizzavano i capezzoli come a tenermi sempre sulla corda e sottolineare che ero a loro disposizione ancora. Non mi slegarono, ero sempre legato e quindi capivo che ci sarebbe stato altro.
Dopo un poco mi sciolsero i lacci che mi tenevano le gambe in alto e mi misero seduto. Sentivo che continuavano a bere e mi sentii afferrare la faccia voltandola verso uno dei due (ero sempre bendato) come se volesse baciarmi. Mi stupii visto che sinora non era successo, ma mi piaceva l’idea. Ma era una illusione. Appena socchiusi la bocca sentii le labbra del tatuato, visto che non percepivo la barba, che si incollavano alle mie e mi riversavano dentro il liquore che aveva tenuto in bocca. Ero rilassato pensando al bacio e quindi mi scese in gola senza limiti. Il bruciore era enorme e iniziai a tossire ma non mi permisero di rigettare il liquido tenendomi la testa ferma sino a quando non avevo ingoiato tutto. Ero proprio senza forze non sapendo ancora cosa mi aspettava.
Mi strattonavano come fossi una bambola messa li per soddisfare i loro desideri. Il barbuto si alzò e mi sollevò di peso, dando il tempo al tatuato di distendersi e di tenersi il cazzo ben dritto. Tenendomi da sotto le cosce mi mise sopra quel palo e quando capì che il mio buco, ancora abbastanza aperto dalla scopata di prima, e il cazzone erano in linea mi lasciò scivolare e premette sulle mie spalle sino a quando non era tutto dentro di me e sentivo i suoi peli a contatto con il mio culo. Urlai, ma tanto nessuno poteva sentirmi visto eravamo in una zona in cui tutte le case erano disabitate in quel periodo. Continuava a tenermi spinto verso il basso e contemporaneamente il tatuato iniziò a dare spinte sollevandomi come se non pesassi. Mi afferrò i polsi tirandomi verso di lui e stringendomi al suo petto con le forti braccia iniziò a martellarmi come se non fosse venuto qualche minuto prima. I colpi erano talmente forti che mi spostava proprio ma poi mi riprendeva facendomi tornare indietro con tutto il cazzone dentro. Era un misto di dolore ma di goduria che non pensavo potesse esserci. Il barbuto fece il giro e mi mise il suo cazzo grosso davanti la bocca così che iniziassi a succhiarlo. Andarono avanti così per un po'. Poi il barbuto lo tirò fuori dalla mia bocca e iniziò a masturbarsi per tenerlo ben duro. Fece di nuovo il giro e lo sentii appoggiarsi da dietro alla mia schiena. Mi teneva stretto, torturandomi i capezzoli e facendomi sentire il suo palo dietro che scorreva sul solco sfiorando il cazzo del tatuato. Percepii che muovendosi scendeva con il corpo e in un istante, anche se preso dal piacere che questi due uomini mi davano, anche se pieno del cazzo che avevo dentro, anche se bloccato in una morsa umana mi chiesi, terrorizzato, se per caso non avesse intenzione di provare a infilarmi il suo cazzo duro e spesso dentro insieme all’altro. Pensai che mai sarebbe riuscito a farlo se non aprendomi veramente in due e sperai che fosse solo una mia paura. Ripresi a godermi la penetrazione dal basso e quelle mani che mi torturavano facendomi male e facendomi godere.
Improvvisamente la presa si fece più forte, quasi a bloccarmi e capii che la punta del cazzo del maschio barbuto era a contatto del buco del mio culo. Iniziò a cercare di forzare l’ingresso, di mettersi sopra l’altro cazzone e di entrare insieme.
Sentivo un dolore enorme ma le mie grida morivano dentro la mia bocca tappata, nuovamente, da un paio di mutande. Provò ripetutamente a entrare, ma scivolava sempre di lato.
Rischiavo che la violenza mi lacerasse il buco per sempre.
Dopo un po' fortunatamente capì che non era possibile senza rovinarmi completamente e nonostante la violenza che avevano sinora usato su di me rinunciò all’idea.
Sentii la sua mano vicina al buco che afferrava il cazzone che mi stava violentando e lo tirò fuori, quasi a volere sottolineare, anche con il suo amico, che era il maschio alfa.
Tirato fuori quel cazzone a fatica vista la grandezza di quella cappella mi infilzò con il suo palo che sentii come un ferro rovente e di acciaio. Era al massimo dell’eccitazione e della violenza e iniziò a cavalcarmi facendomi cadere in avanti proprio mentre il tatuato si spostava da sotto di me. Mi ritrovai schiacciato con quel gigante sopra che mi cavalcava, con forza, rabbia, potenza emettendo suoni come di animale. Il tatuato iniziò a masturbarsi davanti a me mentre venivo scopato a forza e subito dopo mi riempì il viso e i capelli con tanta di quella sborra che mi colava da tutte le parti. Era tanta che lui la prendeva con la sua cappella e me la faceva mangiare. E io ubbidivo.
Mentre continuavo a leccare sborra da quel cazzone il barbuto spinse come non aveva fatto prima e iniziò a riempirmi. Anche lui sembrava non finire e mi sembrava di avere lo stomaco pieno di liquido caldo. Quando finì non uscì da me ma crollò su di me schiacciandomi e non si mosse fino a quando il suo respiro non aveva ripreso un ritmo regolare.
Ero distrutto, felice ma distrutto. Avevo sperma ovunque misto al loro sudore. Ma ero felice di quella esperienza.
Dopo pochi minuti, si alzarono e aprirono lo sportello per andare a lavarsi nel bagno dell’appartamento che stavano ristrutturando. Prima di uscire mi salutarono e mi dissero che l’indomani era l’ultimo giorno. Mi diedero un biglietto da visita della loro impresa nel caso avessi avuto bisogno di qualche … lavoro.
Io raccolsi quel che restava dei miei vestiti e mi avviai nudo verso casa. Entrai in doccia e ci rimasi per mezzora abbondante. Mi rilassai e andai a letto.
L’indomani mi alzai tardi e dalla terrazza vidi che il furgone era ancora lì e sentivo i rumori dei lavori. Mi misi a scrivere e quando la sera uscii per andare al mio solito pub davanti la porta c’era una bottiglia nuova di quel liquore e del furgone non c’era traccia.
Sorrisi e guardai il biglietto che mi avevano dato. Lo conservai per bene. Magari se avessi avuto bisogno di qualche lavoro in casa avrei saputo chi chiamare. Ero certo che sapevano lavorare bene e duramente…
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